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  • Nuovi reati ambientali 2026: cosa cambia con il D.Lgs. 81/2026

    Più tutela per habitat ed ecosistemi, nuove responsabilità per le imprese e pene più severe per le condotte inquinanti.

    Il Decreto legislativo 21 aprile 2026, n. 81 ha recepito la Direttiva europea 2024/1203 e ha modificato diverse disposizioni del Codice penale, del Testo unico ambientale e della normativa sulla responsabilità degli enti.

    La riforma riguarda soprattutto:

    • inquinamento ambientale;
    • prodotti inquinanti;
    • gestione dei rifiuti;
    • sostanze dannose per l’ozono;
    • gas a effetto serra;
    • responsabilità delle aziende.

    Una tutela ambientale più ampia

    La legge protegge in modo più chiaro non soltanto aria, acqua e suolo, ma anche habitat, ecosistemi, biodiversità, flora e fauna.

    Le pene aumentano quando il danno riguarda aree protette, specie tutelate, ecosistemi molto estesi o quando produce effetti duraturi e mette in pericolo le persone.

    Il nuovo reato di commercio di prodotti inquinanti

    Una delle principali novità è il reato di commercio di prodotti inquinanti.

    Può essere punito chi mette sul mercato un prodotto che, attraverso il suo utilizzo, provoca un danno ambientale significativo e misurabile.

    La responsabilità può quindi riguardare non solo chi utilizza il prodotto, ma anche chi lo produce, lo importa, lo distribuisce o lo vende.

    Non basta però che il prodotto sia semplicemente irregolare: deve aver causato un concreto danno all’ambiente.

    Più attenzione alle autorizzazioni e ai documenti

    La riforma chiarisce che una condotta può essere considerata abusiva anche quando viene svolta violando le condizioni di un’autorizzazione o usando documenti e dati non veritieri.

    Avere un’autorizzazione, quindi, non è sufficiente se le prescrizioni non vengono rispettate.

    Le pene possono aumentare anche quando il reato produce un rilevante vantaggio economico o viene commesso attraverso documentazione falsa.

    Rifiuti, ozono e gas serra

    Il decreto interviene anche sulla gestione dei rifiuti e introduce specifiche sanzioni per alcune attività illegali legate alle sostanze dannose per lo strato di ozono e ai gas fluorurati a effetto serra.

    Le nuove disposizioni possono interessare, tra gli altri, i settori industriali, della refrigerazione, della climatizzazione e della manutenzione degli impianti.

    Maggiori responsabilità per le imprese

    Il D.Lgs. 81/2026 amplia anche la responsabilità delle imprese prevista dal D.Lgs. 231/2001.

    In determinate condizioni, oltre alla persona che ha commesso il reato, può essere sanzionata anche la società nel cui interesse o vantaggio è stata realizzata la condotta.

    Per questo motivo, le aziende dovrebbero verificare l’adeguatezza delle proprie procedure ambientali, con particolare attenzione a:

    • autorizzazioni;
    • emissioni e scarichi;
    • gestione dei rifiuti;
    • prodotti e sostanze utilizzati;
    • controllo dei fornitori;
    • correttezza della documentazione.

    Le imprese che hanno adottato un Modello 231 dovrebbero inoltre valutare se aggiornarlo alla luce delle nuove fattispecie.

    Il DVR deve essere aggiornato?

    Il decreto non obbliga automaticamente tutte le aziende ad aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi.

    Il DVR deve essere rivisto solo quando cambiano concretamente i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ad esempio per l’introduzione di nuove sostanze, impianti o lavorazioni.

    La riforma può comunque rappresentare un’occasione per verificare che la gestione ambientale e quella della sicurezza siano correttamente coordinate.

    Controlli e coordinamento nazionale

    Il decreto prevede anche un maggiore coordinamento tra le autorità che si occupano di criminalità ambientale.

    Entro maggio 2027 dovrà inoltre essere approvata una strategia nazionale per definire priorità, risorse e strumenti di contrasto.

    Cosa cambia

    Il D.Lgs. 81/2026 rende più severa la tutela penale dell’ambiente e aumenta l’attenzione richiesta alle imprese.

    Le principali novità riguardano:

    • maggiore protezione di habitat ed ecosistemi;
    • nuovo reato di commercio di prodotti inquinanti;
    • pene più severe nei casi più gravi;
    • maggiori responsabilità per le aziende;
    • nuove regole su rifiuti, sostanze dannose per l’ozono e gas serra;
    • controlli più coordinati.

    La riforma non trasforma ogni irregolarità in un reato, ma richiede una gestione ambientale più attenta, concreta e documentata.